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L’ipertensione resistente

Viene definita ipertensione arteriosa resistente una pressione arteriosa che permane al di sopra dei valori normali, nonostante l’uso di farmaci anti-ipertensivi appartenenti a 3 o più classi
Che cos’è

L’ipertensione Arteriosa

L’ipertensione arteriosa è una condizione caratterizzata dall’elevata pressione del sangue nelle arterie, che è determinata dalla quantità di sangue che viene pompata dal cuore e dalla resistenza delle arterie al flusso del sangue.
Circa il 30% della popolazione adulta di entrambi i sessi (più frequente nelle donne, e dopo la menopausa) soffre di ipertensione arteriosa.

Mantenere la pressione arteriosa nei valori normali è di importanza vitale. Affinché il sangue, tramite i vasi sanguigni, possa pervenire agli organi ed ai tessuti, i valori devono essere normali. Due meccanismi contribuiscono a rendere questo possibile: l’azione ritmica del cuore quale pompa premente e l’elasticità delle pareti dei vasi sanguigni.



Quando il cuore si contrae (fase cosiddetta sistolica) spinge il sangue nelle arterie e la pressione aumenta in modo importante. Poi, quando il cuore si rilassa (fase cosiddetta diastolica), si riempie di nuovo di sangue e nelle arterie la pressione diminuisce. Tra una contrazione e l’altra del cuore (battito cardiaco) la pressione all’interno del sistema circolatorio, grazie alle pareti elastiche e muscolari delle arterie, resta comunque sufficiente a far circolare il sangue in modo efficiente. Questa continua variazione ciclica della pressione arteriosa si constata misurandola. In questo contesto si distinguono due valori pressori

Sistole

Il valore pressorio superiore o sistolico si ha quando il cuore si contrae e la pressione nei vasi sanguigni è massima (sistole).



Diastole

Il valore pressorio inferiore o diastolico si ha quando il cuore si rilassa e la pressione nei vasi sanguigni è minima (diastole).


Cause

In oltre 2/3 dei casi non si trova la causa responsabile dell’ipertensione arteriosa. Questa forma di ipertensione si chiama ipertensione essenziale o primaria.

Sono probabilmente molti i fattori che vi contribuiscono: tra i più importanti ci sono sicuramente la predisposizione famigliare e l’invecchiamento, su cui purtroppo non si può influire. Ma un influsso lo esercitano anche dei fattori di rischio correlati allo stile di vita e sui quali si può influire: il fumo, l’eccesso di peso corporeo (sovrappeso), un’alimentazione con eccessivo consumo di sale e di bevande alcooliche, sedentarietà, stress e anche certi farmaci (per esempio i farmaci antinfiammatori non steroidei, la pillola contraccettiva) pregiudicano la regolazione naturale della pressione e contribuiscono ad innalzare i valori pressori o a dare origine ad un’ipertensione.

In alcuni pazienti però è possibile identificare una causa dell’ipertensione, per esempio malattie e disturbi dell’irrorazione sanguigna dei reni o turbe ormonali. Questa forma di ipertensione si chiama ipertensione secondaria. Se si cura la malattia che la causa, per esempio mediante l’impiego di farmaci adeguati o, nel caso di un difetto vascolare, con un intervento di dilatazione di un’arteria renale ristretta, spesso anche l’ipertensione scompare.

I pericoli dell’ipertensione

Pericoli

Benché generalmente l’ipertensione non provochi sintomi o disturbi, essa è molto pericolosa perché una pressione costantemente troppo alta danneggia i vasi sanguigni e sovraccarica il cuore. Perciò l’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Le arterie esposte all’alta pressione si ispessiscono e si induriscono («sclerosi»). Grassi, sali di calcio e cellule infiammate formano dei depositi (le cosiddette «placche») nella parete interna dei vasi sanguigni (endotelio). Questo processo, che avviene in tutto il corpo, si chiama arteriosclerosi o anche aterosclerosi.

Le placche restringono il vaso sanguigno («stenosi») e limitano il flusso del sangue, ciò che può determinare un insufficiente apporto di sangue e d’ossigeno a valle del restringimento. Se una placca si rompe ed in questo punto si accumulano delle piastrine si forma un coagulo di sangue che occlude completamente l’arteria (trombosi). Nelle parti del corpo situate a valle dell’occlusione l’apporto di ossigeno è interrotto ed esse muoiono (infarto).



Sintomi

Nella maggior parte dei casi l’ipertensione è asintomatica. Questo significa che non dà disturbi specifici e che molti pazienti possono convivere bene e a lungo con la pressione alta senza saperlo.
Per questo, molte delle persone affette da ipertensione non lamentano sintomi, anche in presenza di valori pressori molto elevati.

Tra i sintomi più comuni rientrano:

Mal di testa, specie al mattino

Stordimento e vertigini

Ronzii nelle orecchie (acufeni, tinniti)

Alterazioni della vista (visione nera, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi)

Perdite di sangue dal naso (epistassi)




Diagnosi

Ricordiamo che l’ipertensione arteriosa non è una malattia, ma un fattore di rischio, ovvero una condizione che aumenta la probabilità che si verifichino altre malattie cardiovascolari (per esempio: angina pectoris, infarto miocardico, ictus cerebrale). Per questo, è importante individuarla e curarla: per prevenire i danni che essa può provocare. Una volta fatta diagnosi di ipertensione arteriosa, tramite la misurazione dei valori pressori, è quindi utile sottoporsi ad alcuni esami di laboratorio (prelievo del sangue) che permettono di capire se l’ipertensione ha già danneggiato i vasi, il cuore, i reni e procedere poi con adeguati rimedi per far tornare la pressione entro i valori normali. Gli esami richiesti in genere sono: emocromo completo, sodiemia, potassiemia, creatininemia, glicemia, colesterolemia totale, HDL-colesterolo, LDL-colesterolo, trigliceridi, uricemia, esame delle urine, ormoni tiroidei.

Una volta effettuati questi esami i laboratori si può procedere con analisi più approfondite come:


Ecocardio Doppler


Holter ovvero un monitoraggio dinamicopressorio delle 24 ore


Ecografial’ecografia dell’addome.



Eco-color Doppler delle arterie carotidi


Eco-cardio-color-doppler per lo studio del cuore


Eco-color-doppler per le arterie renali


L’ipertensione arteriosa resistente

L’ipertensione arteriosa resistente è una ipertensione molto alta e non curabile attraverso i farmaci.

Tale problema ha un grosso impatto epidemiologico e clinico.
Per questi casi, fino a poco tempo fa, non erano disponibili opzioni terapeutiche alternative.
La denervazione renale è una nuova procedura mini-invasiva in grado di ridurre in modo significativo la pressione arteriosa


Procedura mini-invasiva

Trattamenti

La denervazione renale è una nuova procedura mini-invasiva in grado di ridurre in modo significativo la pressione arteriosa, nei pazienti in cui la terapia medica non è efficace.


Il Razionale della Denervazione Renale

Esiste un legame tra i nervi renali del Sistema Nervoso Simpatico (SNS) e la pressione sanguigna. I segnali provenienti dal SNS e diretti ai reni aiutano a controllare il flusso sanguigno renale, la ritenzione dei sali e l’attivazione del sistema renina-angiotensina, un meccanismo ormonale di regolazione della pressione. A loro volta, i segnali provenienti dai reni e diretti al Sistema Nervoso Centrale (SNC) attivano meccanismi di regolazione globali, ma possono anche causare una stimolazione eccessiva, che è causa dell’ipertensione arteriosa.
La denervazione renale consiste nel disattivare in modo selettivo parte delle terminazioni nervose che decorrono lungo le pareti esterne delle arterie renali, determinando una duratura riduzione dei valori della pressione arteriosa.



Procedura mini-invasiva

Procedura

La procedura di denervazione delle arterie renali viene eseguita per via percutanea mediante accesso attraverso l’arteria femorale. A questo livello, previa anestesia locale, si introduce un catetere guida 6F, all’interno del quale viene fatto scorrere un catetere dotato di un elettrodo sulla punta in grado di erogare energia a radiofrequenza. Il catetere guida viene posizionato all’origine dell’arteria renale in modo da consentire l’introduzione dell’elettrocatetere all’interno dell’arteria renale. A questo punto si effettuano 4-6 trattamenti locali della durata di circa 2 min ciascuno, con emissione di radiofrequenze che consentono l’ablazione delle innervazioni simpatiche, partendo dall’estremità distale fino a raggiungere quella prossimale, ruotando il catetere e distribuendo i punti a spirale lungo tutta l’arteria renale. Durante ciascuna erogazione di energia, il generatore di radiofrequenza controlla le variazioni di impedenza, temperatura e potenza. In questo modo, entrambi i reni vengono funzionalmente esclusi dall’innervazione afferente ed efferente del sistema nervoso simpatico.




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