Emorragie

Con il termine di emorragia si intende la fuoriuscita di sangue dai vasi sanguigni.
Le emorragie si distinguono in interne o esterne, arteriose o venose.
La gravità dipende dalla sede dell’emorragia, dalla quantità di sangue fluito e dai sintomi che accompagnano l’emorragia.

Emorragia interna: il sangue si raccoglie nei tessuti o nelle cavità interne del nostro organismo, che non comunicano con l’esterno; in tal caso l’emorragia non è visibile.
È spesso legata a traumi importanti.

I sintomi che il paziente può avvertire sono: segni di shock, ipotensione, contusioni e/o ematomi, etc. Questi sono la conseguenza dell’improvvisa riduzione del volume ematico e della emodiluizione, con riduzione della capacità del sangue di trasportare l’ossigeno.

Emorragia esterna: fuoriuscita di sangue da una lacerazione della cute o da un orifizio del nostro corpo, come naso (epistassi), bocca (ematemesi, emottisi), orecchio (otorragia), ano (melena e rettoragia). L’ematuria è il sangue nelle urine. La menorragia è la fuoriuscita di sangue dalla vagina.

Emorragia arteriosa: il sangue fuoriesce da una arteria; di solito in maniera abbondante (la sua quantità dipende anche dal calibro della arteria che è stata lacerata)
Il sangue è di colore rosso vivo.

Emorragia venosa: di solito si tratta di una fuoriuscita di sangue più modesta (fatta eccezione per la lesione di grosse vene, come la vena cava). Il sangue è di colore rosso scuro.

Emorragia acuta: è una emorragia massiva causata da:

  • rottura spontanea, o traumatica, o da incisione di un vaso sanguigno di grosso calibro;
  • erosione di un’arteria a causa di lesioni (per esempio ulcera peptica, processo neoplastico);
  • compromissione dei normali processi emostatici (accompagnata comunque da perdite).

La perdita improvvisa di un volume ematico pari al 30% del totale può essere fatale. Invece, perdite fino al 60% del volume ematico totale possono non essere rischiose i se ciò avviene lentamente, in un periodo di circa 24 ore.

Emorragia cronica: è una perdita di sangue lenta ed occulta. La perdita di sangue è di solito modica ma prolungata come per esempio nei casi di ulcera peptica, emorroidi, tumori sanguinanti, etc.

Anamnesi
Esame obiettivo
Parametri vitali e quadro clinico
L’esame TC è spesso indispensabile per guida i’iter terapeutico, soprattutto se deve essere da guida per un trattamento di Radiologia Interventistica.

L’esame ecografico (chiamato eco fast) in questi casi, da solo una idea sulla presenza di un sanguinamento o meno (per esempio ci dice se c’è sangue in pancia), ma poi va sempre eseguita una TC.

Con le tecniche ed i devices oggi disponibili, che sono in continua evoluzione e miglioramento, il Radiologo Interventista è in grado di fermare sia emorragie acute che emorragie croniche.
Questo tipo di procedura (embolizzazione), viene eseguita in centri ad alto flusso, con un servizio di Radiologia Interventistica, da personale altamente specializzato, disponibile 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno.
L’embolizzazione in regime di urgenza, deve essere eseguita nel minor tempo possibile e nel modo più efficace e sicura possibile.
Ci sono embolizzazioni che possono essere eseguite in regime di elezione o di urgenza differita, per esempio nel caso di tumori sanguinanti in maniera cronica.
Tutte le embolizzazioni, iniziano con un’ esame arteriografico (con accesso dalla arteria femorale, o dalla arteria omerale o dalla arteria radiale, attraverso il quale, sotto guida radiologica, il Radiologo Interventista naviga nei vasi e porta un catetere in prossimità (quanto più vicino possibile) al vaso che sta sanguinando.
Con l’iniezione di mezzo di contrasto e l’uso delle radiazioni (arteriografia) è possibile vedere l’esatta sede del sanguinamento (stravaso extra-luminale di mezzo di contrasto dal vaso lesionato). E a questo punto, questa può essere chiusa (embolizzata).

Iniettando o rilasciando nella sede desiderata uno o più agente embolizzante
Una arteriografia finale può confermare che l’emorragia è stata arrestata.
Gli agenti embolizzanti possono essere classificati in base alla durata della loro azione in temporanei e permanenti. Tra quelli temporanei il più usato è il gelatin sponge (spugna di gelatina); tra i permanenti le particelle non riassorbibili, le spirali, i plugs, la colla, i polimeri, etc.
Un’altra classificazione che può essere usata è in base al loro stato fisico in liquidi e meccanici. Tra i liquidi la colla, i polimeri, le particelle, etc, tra i meccanici le spirali, i plugs.
Ognuno presenta vantaggi e svantaggi. Non esiste il mezzo embolizzante ideale.
Il Radiologo Interventista decide quale usare in relazione alla sede, al vaso sanguinante, al tempo a disposizione, etc Questi possono essere usati anche in maniera combinata.

Agenti embolizzanti (i più frequentemente utilizzati)

Le tecniche di embolizzazione sono diverse: chiusura del vaso a monte del sanguinamento; chiusura a monte e valle (sandwich); chiusura del vaso e di collaterali afferenti, etc. Il Radiologo Interventista è in grado di stabilire di volta in volta quale è la tecnica più idonea ed efficace.

 

Figura A e B: arteriografia con stravaso extra-luminale di mezzo di contrasto, sede della emorragia (freccia bianca) Figura C: Arteriografia eseguita alla fine che dimostra chiusura del vaso che stava sanguinando. La freccia bianca indica il mezzo embolizzante usato (spirali).


Figura A e B: immagine TC che documenta la sede della lesione arteriosa (freccia bianca). Figura C: la freccia bianca indica la sede dello stravaso extra-luminale di mezzo di contrasto, sede della emorragia Figura D: chiusura della arteria che stava sanguinando (freccia bianca) e cessazione della emorragia.