Malattie

“Low Back Pain”

Lombalgia “Low Back Pain”

Il “low back pain” più comunemente definito “lombalgia” è un’esperienza umana quasi universale che prima o poi capita a tutti. Il tratto distale della schiena che inizia sotto la gabbia toracica è chiamato regione lombare. La presenza di un dolore intenso in tale regione è definito lombalgia.

Circa l’80% della popolazione ne ha sofferto almeno una volta nella vita.
Tale tipo di dolore è per intensità e durata una delle cause più comuni ed invalidanti la vita quotidiana che nella stragrande maggioranza dei casi va via da sé.
Viene definito acuto se dura da meno di 1 mese; subacuto se dura da 1 a 3 mesi e cronico se perdura da più di 3 mesi.
In base alla causa che lo determina si distingue in:

  • Dolore delle faccette articolari
  • Dolore della articolazione sacro-iliaca
  • Dolore da stenosi del canale spinale
  • Dolore discogenico

Nel 65% dei casi la causa è lombare, nel 10% è a livello dell’anca, nel 15% dei casi è a livello della articolazione sacro-iliaca e nel 10% dei casi non si trova una causa ed è definito aspecifico.

Il ruolo della Radiologia:

E’ un ruolo cardine basato su esami specifici che vengono eseguiti da uno specialista radiologo ed includono:

– radiografie tradizionali (RX)
– tomografia assiale computerizzata (TAC)
– risonanza magnetica (RM).

L’obiettivo è identificare la causa del dolore debilitante e resistente ai farmaci.

E’ caratterizzata da:

  • Dolenzia localizzata a una o più articolazioni (dolore alla digitopressione)
  • Dolore diffuso o irradiato alle natiche o a volta alla faccia posteriore della coscia e alla cresta iliaca
  • Rigidita’ della colonna
  • Dolore alla rotazione del tronco dal lato affetto
  • Aumento del dolore dopo prolungata stazione eretta
  • Diminuzione o appiattimento della lordosi lombare

Aumento del dolore con iper-estensione della colonna

Quando la terapia farmacologica non ha portato beneficio, il Radiologo Interventista può effettuare una infiltrazione con steroidi ed anestetico. Se l’effetto è duraturo (>6 mesi), potrebbe anche essere l’unico trattamento necessario, associato o meno a fisioterapia. Se l’effetto dura meno di 6 mesi, è possibile eseguire la denervazione con Radiofrequenza.

Anche questa è una procedura eseguita dal Radiologo Interventista.

Tecnicamente vengono eseguite allo stesso modo, ossia gli aghi vengono posizionati sotto guida radiologica (esistono dei reperi ben precisi che il Radiologo Interventista conosce) e nel primo caso vengono iniettati i farmaci e nel secondo caso viene eseguita la Radiofrequenza. Quest’ultima consiste nel “colpire” i piccoli nervi delle faccette articolari con un ago che conduce energia elettrica a basso voltaggio. L’effetto delle leggere scariche elettriche su questi nervi causa un intorpidimento dell’area nervosa da trattare, con conseguente interruzione della trasmissione del dolore. (Vedi anche “Radiofrequenza pulsata-continua”)

E’ caratterizzata da:

  • Dolore articolazione Sacro-iliaca
  • Dolore spina iliaca postero superiore
  • Dolore Gluteo
  • Dolore Inguinale
  • Impossibilità a sdraiarsi sul lato dolente
  • Impossibilità a stare a lungo seduto

Tra le cause della sacro-ileite:

In acuto sollevamento di un peso eccessivo, per trauma, parto, o per riacutizzazione di una pregressa sintomatologia dolorosa a carico dell’articolazione.

In cronico più spesso può derivare da degenerazione reumatica o per sovraccarico in seguito ad interventi di stabilizzazione vertebrale che coinvolgono tale articolazione.

Trattamento: Vale quanto riportato sopra per il trattamento della sindrome delle faccette articolari.

Di seguito le cause principali:

  • Degenerazione artrosica delle faccette articolari con conseguente loro ipertrofia;
  • Ispessimento o calcificazione del legamento longitudinale posteriore (LLP);
  • Ernia discale espulsa;
  • Ipertrofia delle lamine;
  • Scoliosi del rachide lombare;
  • Spondilo-listesi;
  • Presenza di tessuto cicatriziale (per esempio per pregressi interventi chirurgici).

In questo ultimo caso, con appositi cateteri, sotto guida radiologica, il Radiologo Interventista può giungere ove è presente il tessuto cicatriziale che “incarcera” le radici nervose e dissociare queste mediante neurolisi, iniettando soluzione fisiologica e successivamente eseguendo con lo stesso catetere la neurostimolazione delle radici nervose sia sensitive che motorie.

Le vertebre della colonna vertebrale sono ammortizzate e distanziate tra di loro da “dischi simili a gel” che si deteriorano per l’invecchiamento e la progressiva perdita di elasticità. Un disco indebolito può rompersi o rigonfiarsi, facendo pressione sulle radici spinali. Quando un disco è sporgente o rotto e preme sul nervo sciatico, il dolore può scorrere dal gluteo lungo una gamba ed estendersi sino alle dita dei piedi lungo la faccia laterale o posteriore della gamba: questo dolore è definito lombosciatalgia o più semplicemente conosciuto come “sciatica”.

Trattamenti disponibili:

Il trattamento dipende dalla causa del dolore. Quando la TAC o la Risonanza Magnetica insieme con i sintomi del paziente suggeriscono come causa un’ernia o una protrusione di un disco la radiologia interventistica può offrire un trattamento mininvasivo, che prende il nome di  discectomia percutanea.

Tutte le tecniche percutanee di decompressione intradiscale si basano  sul principio che in uno spazio chiuso, a  una riduzione di  volume anche parziale,  corrisponde una riduzione di pressione molto più marcata; quest’ultima conduce ad una minore pressione sulle fibre  algogene dell’anulus e sulla radice nervosa

I principali vantaggi sono:

  • Anestesia locale
  • Procedure in day hospital
  • Complicanze estramemente ridotte
  • Assenza fibrosi epidurale (“failed back surgery syndrome”)

È una tecnica poco invasiva con bassi rischi per il paziente in quanto gli aghi utilizzati sono di piccolo calibro. Si effettua con l’anestesia locoregionale ed un adeguato trattamento antidolorifico, risultando quasi indolore per il paziente.

L’impiego di radiofrequenza permette di “coagulare” una parte del nucleo centrale del disco (coblazione).

La decompressione meccanica prevede l’utilizzo di un ago simile ad una “vite senza fine “ in grado di estrarre fisicamente parte della porzione centrale del disco che è causa dell’ernia (discectomia meccanica).

Un’alternativa di più recente introduzione è l’impiego di una sostanza contenente etanolo gelificato, un polimero e tungsteno (Discogel), che hanno una duplice funzione, che è quella di ridurre l’ernia e di dare maggiore spessore al disco intervertebrale, cuscinetto di fondamentale importanza nella nostra colonna.

Un’altra tecnica che prevede sempre lo stesso tipo di approccio è la nucleoplastica con il laser, che vaporizza l’ernia e blocca la produzione dei mediatori dell’infiammazione.

La durata di questi tipi di interventi si quantifica in minuti (generalmente 20-30min) e vengono effettuati in regime di Day Hospital, per cui generalmente il paziente dopo il trattamento è dimesso al fine di accelerare la ripresa delle attività quotidiane.
Il radiologo interventista raccoglie le notizie cliniche e anche in base agli esami di TC o Risonanza Magnetica preventivamente eseguiti dal paziente pianifica il trattamento più idoneo da effettuare.

Indicazioni: ernia del disco o protrusioni
Obiettivo: creare spazio sufficiente a ridurre la pressione interna del disco per diminuire la compressione sulle radici nervose
Durata dell’intervento: 20-30 minuti
Tipo di intervento: con Radiofrequenza, con ago del tipo “vite senza fine”, con Discogel, laser a seconda del caso.
Anestesia: locale e/o modica sedazione
Regime di Intervento: day hospital con dimissione in giornata
Video documentario: https://www.youtube.com/watch?v=axaxnU2Mw9I

Fig1: severa ernia discale espulsa che comprime le strutture nervose del canale vertebrale. In tale caso non vi è un’indicazione al trattamento di nucleoplastica.


Fig 2: ernia discale postero-laterale sinistra contenuta che comprime le strutture nervose del canale vertebrale e la radice nervosa di L2. In tale caso vi è indicazione al trattamento di nucleoplastica.


Fig 3 e 4 : disegno con ago da nucleoplastica che entra in un disco lombare e lo stesso ago visto con i raggi X durante il trattamento.