Malattie

Tendinopatia Calcifica

Tendinopatia Calcifica

Il termine “tendinopatia calcifica” si riferisce ad una deposizione intratendinea di calcio, che può verificarsi in qualunque tendine del corpo umano, ma nella maggior parte dei casi si verifica a carico dei tendini della “cuffia dei rotatori” della spalla.

Il termine “tendinopatia calcifica” si riferisce ad una deposizione intratendinea di calcio, che può verificarsi in qualunque tendine del corpo umano; tra quelle che danno i maggiori disturbi clinici vi è  quella che si verifica a carico dei tendini della “cuffia dei rotatori” della spalla.

Si tratta di un processo dinamico costituito dal susseguirsi di 4 fasi: la precalcifica, generalmente asintomatica; la fase di formazione, caratterizzata da un dolore moderato che tende ad aumentare nelle ore di riposo notturno; la fase di riassorbimento, che tipicamente è accompagnata da un dolore molto intenso, che limita il movimento dell’arto e non risponde agli antinfiammatori (FANS) somministrati per via orale; la fase ricostituiva (o post-calcifica), che segue alla rottura spontanea della calcificazione ed è associata alla graduale risoluzione del dolore.

Il processo completo ha la durata di diversi anni. Non è ancora completamente chiaro quale sia la causa di tale condizione, ma ad oggi la teoria più accreditata è che si associ ad una condizione di scarso movimento dell’arto; inoltre il fatto che sia più frequente nel sesso femminile fa supporre che sia legata anche a fattori ormonali.

Il trattamento con litoclasia è indicato nei casi caratterizzati da sintomatologia dolorosa e in particolare deve essere eseguito il più presto possibile nella fase di dolore acuto, poiché in questa fase la probabilità di risoluzione del dolore è superiore al 90%.

La “litoclasia” consiste in un vero e proprio lavaggio della calcificazione con soluzione fisiologica, iniettata all’interno della calcificazione tramite uno o due aghi (opportunamente inseriti sotto monitoraggio ecografico) e che letteralmente “scioglie” il calcio, in modo da poter essere drenato attraverso gli stessi aghi.

Viene solitamente accompagnata dalla infiltrazione intra-articolare di cortisone e/o anestetico (lidocaina), acido ialuronico.

Nelle settimane successive al trattamento è possibile lo sviluppo di processi infiammatori a carico della borsa subacromion-deltoidea o della capsula articolare gleno-omerale, che generalmente vengono trattate con un’iniezione intrabursale o intrarticolare di idrocortisone associato ad acido ialuronico a basso peso molecolare.

Talvolta, superata la fase acuta, è necessaria una fisioterapia mirata.

i 2 aghi posizionati sotto guida ecografica


le immagini ecografiche dimostrano la corretta posizione dell’ago

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