Malattie

Tumore del Glomo Carotideo

Tumore del Glomo Carotideo

E’ una formazione anatomica di piccole dimensioni situata presso la biforcazione della carotide. Contiene numerosi chemocettori sensibili alle variazioni di pressione di CO2 e di O2 del sangue, e quindi partecipa attivamente alla regolazione riflessa delle funzioni respiratoria e circolatoria.

La iper-reflettività del g. c. dà luogo a una sindrome clinica (detta proprio sindrome del g. c.) caratterizzata da crisi di perdita di coscienza imputabili a marcata bradicardia e ipotensione.

Sintomi e diagnosi

Nella maggior parte dei casi, i pazienti affetti da paraganglioma (è questo il termine medico usato per indicare questo tipo di formazione) sono asintomatici e giungono all’osservazione clinica in modo “incidentale” oppure per la comparsa di una massa in regione laterale del collo a livello dell’angolo mandibolare.
Quando la neoplasia raggiunge notevoli dimensioni, può rendersi responsabile di deficit nervosi (soprattutto a carico dei nervi X, XI e XII), disfagia, dolore cervicale.
Più raramente danno tachicardia, palpitazioni, flushing, crisi ipertensive, vertigini, malessere generale, diarrea, legata all’attività amino-secernente dei chemocettori.

La diagnosi è più comunemente confermata tramite l’Eco-color-Doppler, la TC, la RM.

La risoluzione del problema è la sua asportazione chirurgica.
La Radiologia Interventistica svolge un ruolo fondamentale nella maggior parte dei casi in fase pre-chirurgica.
L’Arteriografia consiste in uno studio radiologico del sistema vascolare che si effettua in anestesia locale tramite l’introduzione di un mezzo di contrasto nelle arterie che alimentano questo tumore. Quindi, l’arteriografia da importantissime informazioni sulla vascolarizzazione del tumore, sui rapporti con le strutture vicine e permette di individuare con esattezza le arterie che portano il sangue al tumore.
L’esame permette inoltre di studiare le vene che drenano il sangue della testa. In casi particolari il principale scarico venoso risulta essere proprio il bulbo della giugulare del lato da operare. Non essendo possibile risparmiare questo vaso nel corso dell’intervento, in tale situazione è consigliabile rinviare l’operazione, per evitare problemi dovuti alla stasi venosa cerebrale. Generalmente la crescita del tumore comporta una lenta chiusura del bulbo della giugulare con contemporaneo sviluppo compensatorio di vasi secondari, il che rende possibile l’esecuzione dell’intervento.

Embolizzazione: Dopo aver eseguito l’arteriografia, se si conferma la possibilità dell’intervento chirurgico (come succede nella stragrande maggioranza dei casi), si procede a chiudere i vasi che portano sangue al tumore, attraverso il posizionamento di piccole particelle o spirali metalliche all’interno dei vasi stessi. Affinché tale trattamento abbia la massima efficacia va eseguito nelle 72 ore che precedono l’intervento, e necessita di un ricovero.

Arteriografia che dimostra la vascolarizzazione del tumore del glomo carotideo Nella immagine a sinistra, si nota la vascolarizzazione sensibilmente ridotta dopo embolizzazione con particelle.