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Tumore del polmone

Il tumore del polmone può originare a tutti i livelli; è spesso costituito da una massa che impedisce i normali scambi aerei gassosi che avvengono in questo organo.
Che cos’è il

Tumore del polmone

Il tumore del polmone può originare a tutti i livelli; è spesso costituito da una massa che impedisce i normali scambi aerei gassosi che avvengono in questo organo.
Può causare erosione di vasi e determinare emorragie; se a contatto con la parete toracica o altre strutture può essere causa di dolore.

Il tumore del polmone nasce dalle cellule che rivestono le vie aeree. Le vie aeree (o bronchi) sono le strutture che portano l’aria ai polmoni.



In base all’aspetto che le cellule tumorali presentano all’esame microscopico, si possono distinguere essenzialmente due diverse categorie di tumore del polmone: il carcinoma polmonare non a piccole cellule (o Non Small Cell Lung Cancer = NSCLC, secondo la dicitura anglosassone) e il carcinoma polmonare a piccole cellule (o microcitoma o Small Cell Lung Cancer = SCLC, secondo la dicitura anglosassone).

Il riconoscimento del tipo di tumore è quello che si definisce “diagnosi”. Identificare il tipo di tumore è indispensabile per guidare il medico nella scelta tra le possibili opzioni terapeutiche e solo in pochissimi casi (solitamente se ci sono altre malattie o se le condizioni generali della persona non consentono di arrivare ad una diagnosi) non si procede all’identificazione del tipo di tumore.
In base all’aspetto che le cellule tumorali presentano all’esame microscopico, si possono distinguere essenzialmente due diverse categorie di tumore del polmone: il carcinoma polmonare non a piccole cellule (o Non Small Cell Lung Cancer = NSCLC, secondo la dicitura anglosassone) e il carcinoma polmonare a piccole cellule (o microcitoma o Small Cell Lung Cancer = SCLC, secondo la dicitura anglosassone).

Il riconoscimento del tipo di tumore è quello che si definisce “diagnosi”. Identificare il tipo di tumore è indispensabile per guidare il medico nella scelta tra le possibili opzioni terapeutiche e solo in pochissimi casi (solitamente se ci sono altre malattie o se le condizioni generali della persona non consentono di arrivare ad una diagnosi) non si procede all’identificazione del tipo di tumore.

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC)

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule è la forma più comune di tumore polmonare e rappresenta il 75-80% di tutti i casi di malattia. Generalmente si sviluppa e si diffonde più lentamente rispetto al carcinoma polmonare a piccole cellule.

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule si può presentare in tre forme differenti, ciascuna con proprie varianti e sottotipi, che hanno modalità di crescita e tipi di trattamento simili:

Carcinoma a cellule squamose

Colpisce prevalentemente i grandi bronchi. Rappresenta circa il 30% dei casi di tumore del polmone e si riscontra più frequentemente negli uomini o nelle persone anziane di entrambi i sessi. Tende a crescere più lentamente rispetto agli altri tipi di carcinoma polmonare, a restare localizzato nel torace e impiega più tempo a sviluppare metastasi.


Adenocarcinoma

Si sviluppa nelle zone periferiche del polmone, spesso coinvolgendo la pleura (ossia il foglietto che riveste il polmone e l’interno della parete toracica). L’adenocarcinoma ha una frequenza pari al 40% ed è la forma più comune nelle donne e nelle persone che non hanno mai fumato. Inoltre, negli ultimi anni la percentuale di casi di adenocarcinoma è costantemente aumentata e attualmente rappresenta il tipo di carcinoma polmonare non a piccole cellule più frequente. È caratterizzato da una rapida comparsa di metastasi e dall’interessamento di linfonodi sia a livello locale che a distanza.


Carcinoma a grandi cellule

o anaplastico (scarsamente differenziato). Normalmente ha origine nelle zone più periferiche del polmone e ha già dimensioni notevoli al momento della diagnosi. Ha un andamento peggiore rispetto ai due tipi precedenti. Rappresenta il 10-15% dei tumori polmonari.


Il carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC)

Il carcinoma polmonare a piccole cellule, chiamato anche microcitoma o carcinoma a cellule “a chicco d’avena” per la forma delle sue cellule, è un tumore più aggressivo del carcinoma polmonare non a piccole cellule e nel 75% dei casi si presenta già con metastasi al momento della diagnosi. Ha spesso origine centrale andando ad occupare quello spazio compreso tra i due polmoni che si chiama mediastino. Tende a crescere rapidamente, propagandosi agli altri organi e ai linfonodi. A causa della sua aggressività, generalmente l’intervento chirurgico non è indicato (anche qualora la malattia sia localizzata unicamente nel torace). Il carcinoma polmonare a piccole cellule è molto chemio e radio-sensibile, ossia risponde molto bene a cure quali la chemioterapia e la radioterapia. Il rischio di recidiva (ossia di ripresa della malattia dopo la fine del trattamento) è molto elevato.

Sintomi

Ci sono casi in cui il paziente è completamente privo di sintomi e la diagnosi di tumore polmonare viene fatta in maniera del tutto occasionale eseguendo una radiografia del torace per altri motivi. Sono molte le persone affette da tumore polmonare che non presentano sintomi, o che hanno sintomi molto vaghi, fino a quando la malattia non ha raggiunto uno stadio avanzato ed è per questo motivo che soltanto il 15% dei casi viene scoperto in fase iniziale quando, cioè, le possibilità di cura sono maggiori. La sintomatologia è spesso aspecifica (ossia non attribuibile al tumore del polmone in modo inequivocabile) e potrebbe essere confusa con quella di altre malattie respiratorie. Il tumore del polmone può causare moltissimi sintomi, tra cui:

Tosse

Produttiva (catarrosa) o secca, costituisce il sintomo più comunemente associato al tumore polmonare.
Poiché è già presente nella maggior parte dei fumatori e in chi soffre di bronchite cronica (altra malattia correlata al fumo), è importante valutarne eventuali cambiamenti in termini di intensità, durata e caratteristiche. Per esempio, può succedere che da rari colpi di tosse al mattino si passi ad una tosse persistente nell’arco della giornata.


Dolore al torace

Spesso irradiato alla spalla e al braccio, può intensificarsi con la respirazione e variando la posizione.


Altri sintomi

Questi possono essere: polmonite e bronchite con frequenti ricadute o difficili da curare, presenza di sangue nel catarro (emoftoe), difficoltà respiratoria/mancanza di fiato (dispnea), raucedine/abbassamento della voce (disfonia), gonfiore del viso o del collo.





Vi sono poi altri sintomi, spesso presenti e non direttamente correlati al polmone, quali spossatezza inusuale (astenia), perdita di appetito e di peso.

Quando il tumore si è diffuso ad altre parti del corpo, a seconda degli organi in cui la malattia si è propagata, si possono avere sintomi diversi quali: mal di testa, dolore osseo in uno o più punti del corpo, ingiallimento della sclera (bianco dell’occhio) o della cute.

Esistono anche dei disturbi legati a sostanze prodotte dalle cellule tumorali che, entrando in circolo, possono causare febbre (soprattutto nelle ore serali), dolori articolari, diminuzione di alcuni valori degli esami del sangue (come per esempio del sodio). Questi disturbi vengono classificati come sindromi paraneoplastiche.

Alcuni sintomi possono regredire una volta intrapresa la cura, altri si attenuano poco per volta.

Nessuno di questi sintomi rappresenta un segno certo di tumore del polmone, pertanto è sempre necessario un inquadramento medico.

Cause

Il più importante fattore di rischio per il tumore del polmone è rappresentato dal fumo di sigaretta: esiste infatti un chiaro rapporto tra questa abitudine e la malattia, e ciò vale anche per l’esposizione al fumo passivo. Più si è fumato (o più fumo si è respirato nella vita), maggiore è la probabilità di ammalarsi. Secondo gli esperti, contano sia la quantità di tempo in cui si è fumato, sia il numero di sigarette fumate. Ma la durata potrebbe essere un fattore ancora più importante: se si inizia a fumare da giovanissimi un pacchetto al giorno e si prosegue per il resto della vita, ci si può ammalare addirittura di più rispetto a chi, comunque esposto ad altissimo rischio, fuma due pacchetti al giorno ma per un tempo più breve. Smettere determina invece una forte riduzione del rischio.




In cifre, il rischio relativo dei fumatori di ammalarsi di tumore al polmone aumenta di circa 14 volte rispetto ai non fumatori e addirittura fino a 20 volte se si fumano più di 20 sigarette al giorno.

Il fumo di sigaretta è responsabile di 8-9 tumori del polmone su 10, ma anche cancerogeni chimici come l’amianto (asbesto), il radon e i metalli pesanti sono fattori di rischio per questa malattia, soprattutto per quella parte di popolazione che viene a contatto con queste sostanze per motivi di lavoro: si parla in questo caso di esposizione professionale.

Aumentano il rischio di ammalarsi anche l’inquinamento atmosferico, casi di tumore del polmone in famiglia (soprattutto nei genitori o in fratelli e sorelle) e precedenti malattie polmonari o trattamenti di radioterapia che hanno colpito i polmoni (magari per un pregresso linfoma).

Diagnosi

Un tumore del polmone può crescere per molti anni senza provocare alcun sintomo; questo significa che, nella stragrande maggioranza delle persone, la diagnosi viene posta non all’esordio della malattia.

L’istituzione di programmi di screening e di diagnosi precoce per questo tumore potrebbero anticiparne la diagnosi. Il tumore del polmone, in tal modo, sarebbe diagnosticato prima della comparsa dei sintomi, avendo a quel punto più possibilità terapeutiche.

Al momento non esistono ancora test di screening validati (sicuramente confermati) su larga scala (come invece sono già in atto per il tumore della mammella e dell’utero, per esempio).

In una persona che si presenti con sintomi, il medico, dopo l’anamnesi (la raccolta della storia clinica del paziente) e l’esame obiettivo (la visita del paziente), effettuerà esami radiologici, ematologici (del sangue) e anatomo-patologici (questi ultimi analizzano materiale biologico prelevato e/o raccolto durante il percorso diagnostico).


Radiografia del torace

La radiografia del torace è tuttora uno dei primi esami eseguiti per l’inquadramento della malattia. La sua
esecuzione è molto semplice, breve e assolutamente indolore per il paziente. Non consente però di identificare un tumore piccolo o nascosto dietro una costa, le clavicole o lo sterno.


Citologia dell’espettorato

Questa tecnica consiste nell’esaminare al microscopio un campione di espettorato, cioè il muco (il catarro) che viene espulso dai bronchi attraverso la tosse. In presenza di cellule tumorali nei bronchi è probabile che alcune di queste si distacchino e vengano trasportate all’esterno mediante l’espettorato. L’esame è semplice, assolutamente indolore e di rapida esecuzione.


Diagnosi cito-istologica (tissutale) o anatomopatologica

La fibrobroncoscopia è la più comune tecnica di biopsia (ossia di prelievo tissutale) nel caso di sospetto tumore del polmone. La broncoscopia permette di visionare direttamente l’albero bronchiale grazie all’uso di fibre ottiche. L’esame viene attuato tramite un broncoscopio, un tubicino flessibile dello spessore di pochi millimetri contenente appunto fibre ottiche. Passando attraverso le narici o la bocca, vengono raggiunti i bronchi, che sono così esaminati alla ricerca di eventuali anomalie.


Tomografia Computerizzata (TC) spirale

L’esame TC è caratterizzato da una maggior sensibilità e specificità rispetto alla radiografia del torace
(ossia è più preciso) ed è inoltre superiore nel definire le dimensioni, la forma e l’esatta localizzazione di un tumore e i suoi rapporti con le altre strutture presenti nel torace. Solitamente viene effettuata con l’aggiunta
di un mezzo di contrasto (che viene iniettato in vena), che rende più facile e precisa la lettura dell’esame.


Tomografia ad emissione di positroni (PET)

La PET è una tecnica in cui le immagini vengono ottenute dopo la somministrazione endovenosa di una
sostanza (un derivato di uno zucchero) marcata con un radioisotopo. Si differenzia dalla TC
principalmente perché riesce a distinguere le cellule tumorali caratterizzate da un elevato consumo
di glucosio (zucchero), che favorisce la loro rapida crescita e moltiplicazione da quelle normali.



Trattamenti


Chirurgia:

L’intervento chirurgico rappresenta la prima scelta quando si è di fronte a un paziente colpito da un tumore non a piccole cellule, purché la malattia sia in fase iniziale e non abbia quindi già invaso altri organi.
Il chirurgo rimuove una porzione (più o meno ampia) del polmone colpito dalla malattia.
Pertanto prima di poter essere sottoposti all’intervento chirurgico è necessario verificare la capacità respiratoria del Paziente ed analizzare le eventuali altre patologie che ha il Paziente per capire se queste possono controindicare l’intervento chirurgico (per eventuali problemi con l’anestesia, etc).

La chemioterapia

viene utilizzata nei pazienti non operabili e può inoltre essere utilizzata, con o senza l’associazione con la radioterapia o con i trattamenti di Radiologia Interventistica, in forma neoadiuvante (prima di un intervento chirurgico) o adiuvante (dopo l’intervento), con lo scopo nel primo caso di ridurre la massa tumorale da asportare chirurgicamente e nel secondo di ridurre le possibilità di ricaduta di malattia dopo l’asportazione chirurgica.


Radiologia Interventistica

Radiologia Interventistica: ha un ruolo importante nella gestione del paziente con tumore del polmone che ha inizio con la diagnosi e termina con il trattamento. Le biopsie del polmone possono essere eseguite dal Radiologo Interventista sotto guida radiologica (TC, nella maggior parte dei casi) e in una percentuale di casi anche dallo Pneumologo con approccio broncoscopico (quando il tumore è localizzato nelle porzioni più centrali del polmone).
Questo ombrellino è removibile, quindi nel momento in cui il rischio di migrazione dei trombi è stato risolto,(per esempio quando il Paziente guarisce dalla trombosi venosa profonda), può essere rimosso dal Radiologo Interventista, sotto guida radiologica, con accesso dalla vena giugulare interna (collo) e un kit dedicato, fornito dalle case produttrici del filtro.

Un trattamento di Radiologia Interventistica

che ha ormai acquisito significativi livelli di evidenza e quindi è entrato a far parte dei logaritmi terapeutici, è l’ablazione polmonare. Consiste nel posizionare uno o più “aghi” nel contesto del tumore e nel bruciare il tessuto “cattivo”. Questo posizionamento viene eseguito dal Radiologo Interventista sotto guida Radiologica che può controllare il corretto posizionamento e monitorare il tutto durante la procedura. Questi trattamenti possono avere intento curativo, essere complementari con altre terapie (radioterapia e chemioterapia) o avere intento palliativo (per alleviare i sintomi).
Le tecniche oggi a disposizione sono molteplici: radiofreqenza (RF), microonde (MW), crioablazione, elettroporazione, etc.
Hanno caratteristiche e spesso indicazioni differenti. Il Radiologo Interventista sceglierà caso per caso quale è il trattamento più idoneo.


Queste procedure

vengono eseguite in regime di ricovero; la procedura dura circa 1 ora in totale ed il paziente al termine della procedura necessita di un periodo di osservazione, anche per la eventuale gestione del pneumotorace (accumulo di aria nel cavo pleurico in seguito al collasso parziale o tale del polmone). Questo viene gestito in maniera conservativa nella maggior parte dei casi, ma talvolta necessita del posizionamento di un drenaggio per accelerare il suo ripristino.

Altre terapie che il Radiologo Interventista può eseguire sono:
la chemioembolizzazione: somministrazione per via arteriosa di farmaci chemioterapici direttamente nel polmone. Questa procedura viene eseguita in pochi centri e le evidenze cliniche non sono ancora numerosissime.

Il Radiologo Interventista può inoltre avere un ruolo nella gestione del dolore provocato dal tumore del polmone: il blocco, la neurolisi o la radiofrequenza dei nervi interessati dal tumore sono procedure semplici, molto efficaci ed eseguibili in regine di day-surgery.




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Questo sito è rivolto in primis a chi vuole saperne di più sulla Radiologia Interventistica, branca della Medicina in continua evoluzione, che ha rivoluzionato l’approccio di molte patologie, talvolta semplificandolo; i campi di applicazione spaziano dalla diagnosi alla terapia.




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