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Vena cava superiore

È dovuta a un ostacolato deflusso del sangue nella v. cava superiore al cuore destro per un’ostruzione totale o parziale del lume vasale.
Che cos’è la

Sindrome della
Vena Cava Superiore

La sindrome della vena cava superiore (SVC) è l’ostruzione della vena cava superiore, causata dalla trombosi o dalla compressione di questa da parte di una massa adiacente. Dall’85 al 97% dei casi, la causa è una malattia maligna.

La severità della sintomatologia dipende dalla presenza e l’adeguatezza di circoli collaterali.
Anche in caso di ostruzione completa, ma con un buon compenso da parte di circoli collaterali, la sintomatologia può essere minima o nulla.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questo compenso è insufficiente.



Segni e Sintomi

Edema del collo, edema unilaterale o bilaterale del braccio e vene dilatate sul torace sono i segni più comuni.
Mancanza di respiro, cambiamento del tono di voce e cefalea possono accompagnare questi segni.




Diagnosi

La diagnosi è inizialmente clinica.




TC

La TC è in grado di identificare con precisione la sede dell’ostruzione e la presenza di trombosi.



Flebografia

La flebografia, che viene di solito eseguita in corso di procedura mirata al posizionamento di stent. Rappresenta il gold standard e dimostra la estensione del trombo.



Trattamenti

Gli steroidi e la radioterapia possono essere efficaci, ma necessitano di tempo prima di agire.

Il trattamento endovascolare, eseguito dal Radiologo Interventista, rappresenta il trattamento di prima linea.

Per eseguire questa procedura spesso il Radiologo Interventista ha bisogno di più di un approccio, dall’inguine e dal braccio. I devices a sua disposizione oggi sono molteplici ed è possibile riaprire un vaso anche chiuso da tempo e posizionare uno stent che ne garantisca la pervietà nel tempo.

Il tasso di successo tecnico e clinico è molto alto, 95-100% e 80-95% rispettivamente.

In centri ad alta specializzazione è una procedura che dura 1-2 ore, talvolta è consigliata l’assistenza anestesiologica, ma non necessita di anestesia generale.

In circa 1-2 giorni il Paziente può essere dimissibile. E’ un trattamento che non inficia nè va in conflitto con eventuali altre terapie che sta eseguendo il Paziente (esempio chemioterapia).

In letteratura non esistono protocolli di follow-up mediante imaging di routine per valutare l’espansione dello stent. La maggior parte dei pazienti sono di solito seguiti clinicamente dai loro medici di riferimento. La necessità di anticoagulanti a lungo termine resta da definire. La completa scoagulazione è stata descritta da molti autori per un periodo variabile da 1 a 9 mesi.

Altri autori consigliano l’utilizzo solo di antiaggreganti.

Se i sintomi si ripresentano, nella maggior parte dei casi deve essere ripetuta una TC prima di eseguire una nuova flebografia. Lo stent chiuso può essere riaperto con un palloncino o può essere necessario posizionare un nuovo stent.




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