Il trattamento degli ascessi dipende dalla loro localizzazione, dimensione e gravità. In generale, la gestione prevede il drenaggio del pus, che rappresenta il pilastro della terapia, associato in alcuni casi all’uso di antibiotici per controllare l’infezione.
Drenaggio dell’ascesso
Il drenaggio è fondamentale per permettere l’eliminazione del pus e prevenire la diffusione dell’infezione.
- Ascessi superficiali → Possono essere trattati con applicazioni locali di calore per favorire il drenaggio spontaneo, ma nella maggior parte dei casi è necessaria un’incisione per svuotare la raccolta purulenta. La sola terapia antibiotica non è sufficiente senza un adeguato drenaggio.
- Ascessi cutanei di piccole dimensioni → Possono essere risolti con una semplice incisione e drenaggio. È essenziale rimuovere completamente il pus, il tessuto necrotico e i detriti infetti per favorire la guarigione.
- Ascessi di grandi dimensioni (> 5 cm) → In questi casi, può essere necessario evitare la chiusura immediata della cavità drenata per prevenire la riformazione dell’ascesso. Questo può essere ottenuto attraverso il packing con garze sterili o mediante l’inserimento di un drenaggio chirurgico. Inoltre, se la formazione dell’ascesso è dovuta a una condizione predisponente, come un’ostruzione o la presenza di un corpo estraneo, questa deve essere risolta per prevenire recidive.
- Ascessi profondi → Richiedono spesso il drenaggio tramite agoaspirazione percutanea, una tecnica minimamente invasiva eseguita sotto guida ecografica o TAC. Questo metodo consente di evitare un intervento chirurgico più invasivo e viene spesso utilizzato per ascessi intra-addominali, epatici o polmonari.
In alcuni casi, un ascesso può rompersi spontaneamente, con fuoriuscita del pus e successivo drenaggio naturale. Tuttavia, questa situazione non sempre garantisce una completa guarigione e può portare alla formazione di fistole croniche, che continuano a drenare secrezioni per lunghi periodi. Senza un drenaggio adeguato, un ascesso può risolversi lentamente attraverso un processo di digestione proteolitica del pus, che viene gradualmente trasformato in un liquido sterile e scarsamente vischioso, riassorbito dall’organismo. Tuttavia, se il riassorbimento è incompleto, può rimanere una cavità residua rivestita da tessuto fibroso, che nel tempo può calcificarsi.
Terapia antibiotica
L’uso di antibiotici è generalmente indicato solo come terapia aggiuntiva al drenaggio. Gli antibiotici da soli non sono sufficienti per eliminare l’infezione, poiché la barriera fibrosa che si forma intorno all’ascesso può limitare la penetrazione dei farmaci.
La terapia antibiotica è raccomandata nei seguenti casi:
✅ Ascessi profondi (ad esempio, intra-addominali o cerebrali)
✅ Ascessi multipli, che indicano un’infezione più diffusa
✅ Presenza di cellulite significativa nei tessuti circostanti, segno di un’infiammazione in espansione
✅ Ascessi di dimensioni importanti (> 2 cm), specialmente se associati a febbre o sintomi sistemici
La scelta dell’antibiotico dipende dalla localizzazione dell’ascesso e dal patogeno sospettato. Inizialmente, viene spesso prescritta una terapia empirica a largo spettro, che può poi essere adattata in base ai risultati della colorazione di Gram, della coltura del pus e dei test di sensibilità agli antibiotici. Questi esami di laboratorio permettono di identificare il batterio responsabile e selezionare il trattamento più efficace.
Conclusioni
Il trattamento degli ascessi si basa principalmente sul drenaggio, che può essere effettuato tramite incisione chirurgica o agoaspirazione percutanea, a seconda della profondità e della sede dell’infezione. Gli antibiotici vengono utilizzati solo nei casi indicati, poiché da soli non sono in grado di risolvere un ascesso. Una gestione tempestiva e appropriata è fondamentale per prevenire complicanze e garantire una guarigione completa.

