Tecniche termoablative

Un esempio può essere quello dell’epatocarcinoma (tumore al fegato), che è il quinto tumore più frequente nel mondo.
Nel corso degli anni, per l’epatocarcinoma diagnosticato in stadio precoce, sono state sviluppate tecniche chirurgiche capaci di curare la malattia e prolungare in modo significativo la sopravvivenza del paziente attraverso – per esempio – la resezione chirurgica e il trapianto di fegato.
Un tempo, nei casi in cui il trapianto e/o la resezione epatica non era indicata, i pazienti erano avviati verso un programma di chemioterapia, in particolare la chemio-embolizzazione (TACE, Transcatheter arterial chemoembolization) o al trattamento farmacologico con il Sorafenib.
Tali terapie presentano però una limitata capacità di migliorare e prolungare la sopravvivenza, tanto da essere ormai definite come tecniche palliative o terapie «secondarie».

La grande novità degli ultimi anni è stato lo sviluppo delle Termoablazioni. L’intento di questa tecnica non è limitato alla sola palliazione ma, in casi selezionati, ad un effetto curativo vero e proprio, tanto da costituire una valida ed efficace alternativa anche rispetto alla chirurgia per la capacità di assicurare significativi miglioramenti nella sopravvivenza del paziente.

Lo stesso tipo di discorso può essere fatto per tumori del polmone, del rene, delle ossa, etc.
Oggi esiste letteratura sufficiente e linee guida che stabiliscono con esattezza quali sono i ruoli dei trattamenti ablativi nei distretti suddetti:

  • Fegato
  • Polmone
  • Rene
  • Osso

In distretti come il pancreas, i linfonodi, i tumori di alcune ghiandole, etc, la letteratura è sempre più numerosa, per cui anche in questi distretti queste metodiche trovano ormai largo impiego.

Le tecniche

L’ablazione in generale consiste nell’ applicazione diretta di energia chimica o termica su un tumore con l’obiettivo di indurre necrosi delle cellule tumorali, uccidendole senza danneggiare le strutture vitali adiacenti, attraverso un approccio il più mini-invasivo possibile.

Le tecniche ablative MODERNE comprendono diverse opzioni:

  • RFA (Radiofrequenze)
  • LITT (laser interstitial thermotherapy)
  • MWA (Microonde)
  • Crioterapia (Cryo)
  • HIFU (high-intensity focused untrasound)
  • Ablazioni chimiche (etanolo e acido acetico, PEI)

Più utilizzate

Le tecniche ablative oggi più utilizzate e sicure sono RFA (Radiofrequenze) ,MWA (Microonde) e CRYO (Crioablazione).

Strumenti

La strumentazione classicamente utilizzata è costituita da tre principali componenti:

  • Il generatore di Microonde ha il compito di produrre energia
  • Una volta generata l’energia, un cavo la trasmette all’antenna introdotta a livello del tessuto.
  • Un’antenna/ago veicola l’ energia trasmessa dal cavo e la porta direttamente a livello tissutale colpendo a morte le cellule tumorali (ablazione).

Vantaggi

Le tecniche ablative possono essere eseguite

  • Per via laparotomica (cioè con il tradizionale taglio chirurgico)
  • Videolaparoscopica (VLS, con minime incisioni sulla cute attraverso le quali si introducono gli strumenti chirurgici necessari)
  • Percutanea: guidata tramite la ecografia, la TAC, la CBCT, la RM

La tecnica percutanea è meno invasiva rispetto alle altre modalità, e permette un più precoce recupero clinico del paziente. Per molto tempo è stata l’approccio più utilizzato nell’ambito del trattamento dell’epatocarcinoma.

  • Oggi grazie alle nostre tecniche mini-invasive
    Questi pazienti possono essere efficacemente trattati con un minimo rischio di complicanze.
  • Sedazione
    Non necessita di anestesia generale ma è sufficiente l’anestesia locale ed una buona sedazione
  • Un’ablazione efficace
    Permette un’ablazione efficace, senza il rischio di lesione di strutture circostanti
  • Meno rischi
    Aggiunge un minimo rischio di complicanze, in relazione alla chirurgia

Follow up

Per valutare l’ efficacia delle tecniche ablative nel tempo è ovviamente fondamentale un controllo post-procedura.
Questo solitamente avviene con TAC (o Risonanza Magnetica) a 4 settimane dalla procedura e poi ogni 3 mesi nell’ arco del primo anno di intervento.
Nei casi in cui non c’è una completa ablazione si è notato che il ritrattamento precoce non influisce sulla sopravvivenza dei pazienti, che risulta essere identica rispetto ai pazienti in cui la lesione è stata trattata in modo efficace fin dall’ inizio.

Il follow up ha l’obiettivo di:

  • Identificare eventuale progressione locale del tumore
  • Identificare nuove lesioni
  • Identificare eventuale comparsa di malattia extra- all’organo trattato